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Perchè chiamare lo spazzacamino

Abbiamo scoperto che l’antichissimo mestiere dello spazzacamino sta tornando alla ribalta. Sarà sempre più richiesto in Italia. E per diversi motivi. Innanzitutto per legge. Dal 15 ottobre 2014 infatti è in vigore una nuova normativa, che gli addetti ai lavori aspettavano da tempo: prima in Lombardia, e in seguito anche nelle altre Regioni, diventa obbligatoria la manutenzione delle canne fumarie ogni due anni. In pratica, chi prima trascurava di occuparsene, oppure si affidava a operatori non riconosciuti, oggi non potrà più farlo.

Adesso i proprietari dei camini devono chiedere l’intervento di una ditta in grado di rilasciare il certificato obbligatorio. Per intenderci, proprio come accade per la caldaie. E poi c’è un altro fattore da considerare: la crisi, paradossalmente, aiuta questi artigiani. Eh già, perché il prezzo del gas quest’anno aumenta del 5,4 per cento.

Quindi, rispetto all’anno scorso, ancora più italiani rinunceranno al riscaldamento a metano per passare alla legna. Insomma, questo mestiere dimenticato diventa estremamente attuale. E ricercato: in tutta Italia sono appena 500 i soci Anfus, l’Associazione Nazionale fumisti e spazzacamini (www.anfus.org), cioè l’organismo di riferimento per questo settore. Qui si possono seguire corsi di preparazione e aggiornamento, perché questo lavoro non si improvvisa: ogni anno in Italia vanno a fuoco 10mila tetti per la cattiva manutenzione delle canne fumarie.

Una bella responsabilità per chi decide di intraprendere questa strada: occorrono competenze tecniche, bisogna saper valutare il livello di sicurezza degli impianti e la qualità delle strutture. E soprattutto saper lavorare in condizioni non sempre facili: si sta sui tetti anche con la pioggia e il freddo, si respirano polveri fastidiose (per questo bisogna indossare la mascherina) e ci si sporca.

PERCHÈ FUMISTI

Il FUMO del camino non è un "problema" che si può “semplicemente” gettare fuori della finestra. Quasi quotidianamente, per il mio lavoro, mi capita di incontrare persone che si stupiscono quando suggerisco loro quali cautele, quali accortezze, bisogna adottare nella costruzione di una canna fumaria. Quali caratteristiche minime deve avere, quali sicurezze e prestazioni deve garantire. E’ semplice disinformazione? Oppure l’attaccamento a convinzioni radicate, tradizionali, sprovviste di quelle conoscenze tecniche che, oggi, sono imposte la normativa UNI 10683 del marzo 1998.

Chi si occupa di vendite, di “mercato”, sa benissimo che una cosa in particolare è difficile da conseguire: CAMBIARE LE OPINIONI RADICATE DELLA GENTE. Le osservazioni più frequenti sono:

  • La tecnica della combustione ci insegna che i solidi per essere indotti a combustione debbono essere prima sottoposti a PIROSCISSIONE, ovvero la riduzione, mediante riscaldamento, delle GRANDI MOLECOLE solide in molecole più semplici gassose, in modo che queste ultime possano miscelarsi con il comburente
  • la temperatura di ignizione del legno è tra i 260° C ed i 315 C, e proprio per questo, per innescarla dobbiamo procedere per gradi: un cerino per accendere della carta, quindi con questa un po' di legna secca di piccolo taglio e quindi via, via legna più grande,
  • a queste temperature, tuttavia, soltanto la parte più volatile della legna ( il carbonio) brucia con discreta facilità, mentre altri gas volatili, altamente combustibili, che si producono sfuggono dalla canna fumaria senza contribuire affatto al riscaldamento domestico.

Tra questi gas troviamo il MONOSSIDO DI CARBONIO, che è:

  • inodoro
  • insapore
  • poco più pesante dell'aria

Ristagna dunque nelle parti basse dei locali che non hanno sfoghi all'esterno, è assolutamente velenoso per la sua proprietà di combinarsi, in modo irreversibile, con l'emoglobina del sangue. Animali domestici: gatti, e cani di piccola taglia, sono i primi a farne le spese qualora sostassero in locali, magari semi-interrati, dove fosse in funzione un caminetto o una stufa istallati male o in cattivo stato di conservazione.Le persone colpite da anossia tessutale a causa di questo gas perdono in primo luogo la capacità di reazione, di chiede aiuto. Specialmente se svengono e giacciono a terra assumono ancora meglio questo gas ed escono, inevitabilmente, da ciclo di sopravvivenza.

Il MONOSSIDO DI CARBONIO (CO) si forma già a temperature basse: 200 - 250°,

  • è la diretta conseguenza di una combustione incompleta,
  • il mancato smaltimento nell’atmosfera è conseguenza di un sistema di scarico inefficiente e di cattivo sistema di aerazione dei locali dove il camino o la stufa sono istallati. Ne consegue che un fuoco a bassa temperatura 200° c.a. è:
    • dannoso per il gas velenoso che produce
    • non è conveniente perché sfrutta soltanto il 30% dell’energia contenuta nella legna.

Riscaldare questo gas oltre i 350° in presenza di nuovo ossigeno (post-combustione) produce una notevole quantità di calore e rende più pulito l'ambiente poiché l'anidride carbonica (CO2) che ne deriva è necessaria alle piante per la sintesi clorofilliana. Ecco quindi che si pongono i primi problemi

  • conseguire una combustione ottimale, completa, ad alta temperatura per il massimo di rendimento,
  • conservare, anche a queste condizioni, il corretto standard di sicurezza per la casa. Una combustione di questo tipo si realizza più facilmente quando:
    • la camera di combustione non è molto grande: stufe, cucine. E’ ben disegnata con una zona di repulsione dei fumi ben aerata,
    • sia prevista l'immissione di aria secondaria preferibilmente pre-riscaldata proprio nella zona di repulsione dei fumi, per contro è meno facile conseguire questa importante condizione in:
      • camini di grandi dimensioni oltre i 60-70 cm di larghezza
      • camini aperti
      • camere di combustione grandi con pareti "bagnate" (termo-camini), e "fredde" perché non possono superare i 90° 95° C per evitare l'ebollizione.

Una "macchina" moderna, che conserva tutte queste caratteristiche, concepita per un rendimento elevato, deve poter evacuare fumi a temperature di 200° o superiori, per questo:

  • la vecchia canna fumaria deve essere verificata
  • quella del vicino che ,., non è più buona. Dovendo lavorare a temperature superiori ai 200°, la canna fumaria deve garantire:
    • resistenza termica, quindi coibentata secondo la norma UNI 9615
    • impermeabilità ai gas ed ai residui della combustione
    • tenuta alta depressione 10-15 o anche 20 Pa
    • indice di rugosità molto basso
    • resistenza ad una eventuale pressione.

Non c’è dubbio il FUOCO è da “prendere con le molle”.